Parladivino / Storia del Vino

Una bevanda naturale

Vino, pane, olio non si trovano in natura come l'uva, il grano, le olive, ma sono prodotti dall'uomo. Simboli forti della civiltà antica, hanno saputo valorizzarsi nei millenni sino a raggiungere livelli qualitativi di grande profilo.
Simboli forti assunti dal Cristianesimo: Cristo, ossia l'unto del Signore, spezza il pane e beve il vino. Quest'ultimo, in particolare, era una bevanda iniziatica nell'antichità; Noè nell'arca, oltre a tutte le specie animali, portò le barbatelle. Ciò non perché fosse gaudente, ma in quanto all'epoca l'uomo guardava con nostalgia il cielo stellato, sicuro di esserne figlio, e il vino, sangue della terra, lo radicava al nostro pianeta. Noè bevve il suo vino sino a inebriarsi, inebriandosi della terra. Il vino, sangue della terra, lo radicava al nostro pianeta. Noè bevve il suo vino sino a inebriarsi, inebriandosi della terra. Il filo conduttore che dall'antichità giunge sino a noi evidenzia come la viticoltura, salvo qualche eccezione, sia fiorente nelle società floride, mentre in quelle allo sbando, come poteva essere quella italiana nei bui secoli immediatamente successivi al crollo dell'Impero Romano, rischiò l'estinzione.

L'Italia ha esercitato storicamente un importante ruolo nel mondo dell'enologia, e non solo perché è il primo produttore mondiale. Si pensi alla ricchezza, all'ampia varietà dei vitigni. La maggior parte di questi, e quindi dei vini cui dà vita, ha origini lontane, rappresenta cioè una testimonianza storica di una coltura millenaria.

In nome della tradizione, intesa nell'accezione più stretta, però, molti vini si sono riprodotti uguali per secoli, senza cioè che fossero effettuati interventi migliorativi. Pertanto la qualità non era sempre privilegiata perché il vino rappresentava un alimento, una fonte calorica da portare a tavola insieme con il pane e il "companatico", più che un bene voluttuario da cui trarre piacere. Né si pensava di abbinarlo con criterio agli altri cibi: là dove si produceva vino bianco, questo accompagnava qualsiasi piatto anche di carne; nello stesso modo il rosso poteva essere accostato anche a piatti semplici e delicati. Negli ultim decenni del secolo scorso, però, da un lato i consumi di vino sono diminuiti, dall'altro la qualità si è elevata. Si è cioè cominciato a bere meno, ma meglio. Ciò perché il vino ha perso il ruolo di alimento per diventare fonte di piacere: si assapora un calice di vino perché è morbido, fruttato e non per approvvigionarsi di calorie. Tale tendenza ne ha modificato l'immagine; ancora negli anni Sessanta non era di per sé qualificante bere vino, mentre oggi la bottiglia di prestigio dona lustro e un tocco cosmopolita a chi la acquista o lo regala. Inoltre si è scoperto che il vino, se consumato regolarmente e in maniera moderata, giova alla salute, grazie a sostanze come il resveratrolo che abbassa il livello del colesterolo. Il consumatore è diventato con il passare degli anni più attento. L'attenzione per quello che si beve (ma anche per ciò che si mangia) è diventata una tendenza sempre più diffusa e il vino, in quanto bevanda naturale, è stato rivalutato. In questo contesto, le leggi che daga tendenza sempre più diffusa e il vino, in quanto bevanda naturale, è stato rivalutato. In questo contesto, le leggi che dagli anni Sessanta hanno regolamentato la produzione vinicola in Italia hanno contribuito a educare al consumo. Ma non solo. L'attribuzione delle Denominazioni di Origine permette al consumatore di orientare le sue scelte, educandolo all'acquisto. Il nuovo profilo che ha via via assunto l'enologia italiana ha riscontrato grande interesse anche all'estero, come confermano i dati relativi alle esportazioni. Non sono neppure mancati paesi che hanno importato uve quali il Sangiovese per allevarle e unirlai propri vitigni. Gli ottimi piazzamenti ottenuti dai vini italiani nei concorsi internazionali confermano il ruolo di prim'ordine che l'enologia italiana svolge a livello mondiale.

Di fatto, come dicono certi viticoltori, a dare il sapore al vino sono tre cose: la terra, la terra, la terra. In realtà il degustatore attento non ha difficoltà a riconoscere un vino toscano, altoatesino o piemontese. Ci sono connotazioni (un particolare aroma, una nota gustativa) che un vino ha solo se prodotto in un determinato territorio: vinificato con le stesse uve in un'altra regione, provincia, quando non comune, risulta diverso. Pertanto un Pinot Nero prodotto nell'Oltrepò Pavese ha specificità che lo contraddistinguono da quello altoatesino, friulano o toscano. L'importanza della terra indica quanto il vino sia un prodotto naturale e genuino, ottenuto unicamente dall'uva che modifica le sue caratteristiche in base alle peculiarità ambientali (tipo di terreno, microclima, esposizione). La geografia enologica italiana che vede un grande repertorio di terreni di natura di diversa origine, permette di generare una produzione estremamente variegata nella sua tipicità che si concreta in un indice di centinaia di vini ciascuno dei quali ha caratteri di unicità.



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